Carne coltivata in laboratorio: perchè mangiarla?

Come viene prodotta la carne coltivata in laboratorio? Il procedimento è complesso e costoso e si basa sull’ ingegneria dei tessuti: prelevare cellule staminali da animali vivi, mediante biopsia, per poi riprodurle all’interno di bioreattori contenenti ossigeno, altri nutrienti e siero fetale bovino. Il prodotto ottenuto è una “carne” soffice che poi verrà assemblata sotto forma di hamburger o salsicce. Perchè dovremmo iniziare a mangiare carne coltivata?

In realtà, sarebbe più corretto parlare di carne ingegnerizzata (e ingegnerizzabile), ma siccome il termine non è particolarmente invitante per un menù, le aziende hanno deciso di usare aggettivi più attraenti come sintetica, sostenibile, etica o pulita.

Quali sono i motivi per cui dovremmo iniziare a pensare alla carne artificiale come alternativa etica e sostenibile?

Le aziende biotecnologiche coinvolte negli esperimenti di coltivazione in vitro difendono l’urgenza e la necessità di produrre carne coltivata evidenziando tre vantaggi:
1. ambientali: poiché l’allevamento industriale intensivo è responsabile dell’emissione di quantità significative di gas serra;
2. sanitari: poiché così si eviterebbe l’ingestione indiretta di residui di antibiotici che vengono somministrati agli animali da allevamento;
3. etici: poiché la carne coltivata in laboratorio evita la sofferenza e la macellazione degli animali.


Riguardo ai presunti vantaggi ambientali, le aziende biotecnologiche stanno creando la necessità sociale di consumare carne artificiale come alternativa sostenibile agli allevamenti industriali intensivi senza disporre di dati certi riguardo alla biofabbricazione. Infatti, non è ancora stato dimostrato il tipo di impatto che la produzione di carne coltivata in laboratorio può avere sull’ambiente.

Anzi, a onor del vero, la conclusione dell’unico studio disponibile in questo momento sostiene che è difficile dimostrare il presunto impatto positivo della carne artificiale sul clima a causa delle perplessità in merito alla sua produzione su larga scala sia in termini di fonti di energia utilizzate che di emissioni prodotte.


In relazione ai presunti benefici per la salute della carne coltivata, è importante sottolineare che l’uso massiccio di antibiotici non è una conditio sine qua non dell’allevamento in sé, ma il modus operandi tipico degli allevamenti intensivi per ottenere un rapido aumento di peso e prevenire le malattie legate alle condizioni di sovraffollamento degli animali.

Infine, riguardo alle presunte ragioni etiche, il discorso è complesso, ma la questione principale é che la produzione in vitro si basa sull’utilizzo di siero fetale bovino la cui disponibilità dipende dall’uccisione di feti animali.

  1. É etico utilizzare questa tecnica per produrre “carne pulita”?
  2. Chi decide quali sono i criteri etici della produzione alimentare? I laboratori di biotecnologia, le persone che seguono una dieta vegana oppure quelle che si dedicano all’allevamento estensivo di pochi capi di bestiame? Probabilmente, secondo questi ultimi, una produzione etica è quella che rispetta il ritmo di crescita naturale di animali che vivono all’aperto, che godono di libertà di movimento in armonia con l’ambiente circostante.
Catena di produzione carne tradizionale vs laboratorio


La carne coltivata non è stata pensata per nutrire milioni di persone in modo sano e sostenibile. La carne sintetica rappresenta l’ultima frontiera da conquistare per spostare il controllo della produzione di cibo dal mondo rurale ad una manciata di laboratori da cui dipenderà la nostra alimentazione.

Chi spinge sulla carne coltivata?

Sono già diverse le aziende di biotecnologia che stanno cercando di produrre carne coltivata in laboratorio allo scopo di farla arrivare sulle nostre tavole nel più breve tempo possibile.

Tra queste ricordiamo: Memphis Meat che “vanta l’appoggio di investitori di taglia mondiale come SoftBank Group… Cargill e Tyson Foods, Bill Gates e Richard Branson”; l’olandese Mosa Meat che riceve l’appoggio finanziario di Sergey Brin, co-fondatore di Google e Biotech Foods, un’azienda basca che ha ricevuto dalla Commissione Europea un finanziamento di 2,7 milioni. In Italia, invece, troviamo Bruno Cell, startup nata nell’Università di Trento che punta a sviluppare una tecnologia di ingegneria genetica con il fine produrre carne coltivata in laboratorio attraverso la differenziazione delle cellule staminali.

Singapore è diventato il primo paese ad autorizzare la vendita al pubblico di carne coltivata e sarà Eat Just, una società di San Francisco, a fabbricare crocchette di pollo “coltivato” in laboratorio.

Cos’hanno in comune queste iniziative tecno-alimentari? La presunzione di presentare la carne in vitro come unica alternativa sostenibile agli allevamenti intensivi. In tutti gli articoli impegnati a tessere le lodi della carne coltivata in laboratorio, l’incipit è sempre lo stesso: ridurre l’inquinamento ed evitare enormi sofferenze agli animali allevati intensivamente.

In realtà i presunti benefici della carne artificiale si basano su una falsa dicotomia. Le aziende di biotecnologia, nelle loro operazioni di marketing persuasivo, presentano solo due alternative: laboratori o allevamenti intensivi, come se queste fossero le uniche scelte possibili. Per non cadere nella trappola di una distinzione manichea – carne da allevamenti intensivi vs carne “pulita” coltivata in laboratorio – bisogna ricordare che esistono altre strade ugualmente percorribili. Le opzioni di cui non si parla sono, ad esempio, la riduzione drastica del consumo di carne, la promozione di diete vegetariane (o vegane) e il consumo moderato di carne proveniente da allevamento estensivo.

Carne coltivata in laboratorio

Carne coltivata: quali sono i rischi?

Il consumo eccessivo di carne e la sua smisurata produzione industriale rappresentano una minaccia per la nostra salute e per l’ambiente. Tuttavia, l’opzione di adottare misure volte a ridurre drasticamente il consumo e vietare gli allevamenti intensivi pare non essere presa minimamente in considerazione. Al contrario, la volontà è quella di mantenere livelli di consumo sempre maggiori grazie alla produzione industriale di carne ingegnerizzata: investitori pubblici (come l’UE) e privati (come Bill Gates) stanno finanziando progetti per spostare l’affare multimiliardario della produzione di carne dalle stalle ai laboratori.

Mercato globale della carne: in grigio la fetta di mercato dei prodotti a base di carne tradizionale e in verde il potenziale della fetta di mercato dei prodotti a base di carne alternativa. Fonte: Barclays.

Dietro la moda della carne in vitro ci sono grandi investitori e giganti dell’industria della carne che competono per scollegare definitivamente il rapporto tra produzione e consumo di cibo. Cibo che diventa un prodotto da prelevare o fabbricare lontano dai nostri occhi e senza i limiti imposti dalla natura.

Quando parliamo di alimenti, le soluzioni biotecnologiche devono sempre far suonare il campanello d’allarme e spingerci a cercare informazioni che vanno oltre la pubblicità tecno-ottimista. Gli articoli dedicati al tema presentano solo una lunga serie di vantaggi senza avanzare il benché minimo dubbio o la più piccola critica.

Delegare la produzione di carne ai laboratori comporta una serie di effetti collaterali più o meno gravi, tra cui spiccano:

  1. la produzione ingegnerizzata di alimenti controllata da pochissimi investitori/laboratori;
  2. l’eliminazione del rapporto diretto con l’origine degli alimenti;
  3. la scomparsa della filiera agroalimentare locale;
  4. la produzione di carne totalmente svincolata dai ritmi della natura e dal territorio;
  5. la dipendenza estrema da prodotti alimentari standard e omogenei lontani anni luce dagli alimenti tipici e tradizionali;
  6. la criminalizzazione degli allevamenti estensivi con pochi capi di bestiame che pascolano all’aperto.

L’UE e diversi governi nazionali stanno finanziando con soldi pubblici lo sviluppo di carne coltivata in laboratorio con l’alibi di fornire un sistema alimentare intelligente per il clima e per le persone.

I guru tecno-ottimisti sottolineano che la carne coltivata “potrebbe risolvere l’incombente crisi alimentare e aiutare a combattere il cambiamento climatico”. In relazione alla crisi alimentare, basti citare il grande inganno degli OGM a dimostrazione del fallimento delle soluzioni tecnologiche per risolvere il grave problema della fame nel mondo.

Riguardo all’emergenza climatica, la soluzione non risiede nei laboratori, ma nella promozione di pratiche agricole rispettose dell’ambiente. La lotta non è contro il cambiamento climatico, ma contro il sistema alimentare fondato sul profitto e la devastazione ambientale. Perciò il nostro impegno dev’ essere a favore di un sistema di produzione e consumo ispirato dalla sovranità alimentare, basato sulla responsabilità sociale e la sostenibilità ambientale.

>>Per saperne di più sul processo di produzione della carne ingegnerizzata, potete leggere questa dettagliata presentazione dell’Università di Pisa.<<

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