Chi sono

Presentazione extra ufficiale

Sono Nicoletta e cerco di spiegare alle persone quali sono gli ingredienti invisibili che portiamo giorno a tavola: cosa c’è nel nostro piatto e cosa succede dietro al carrello della spesa. Militante della rivoluzione a tavola e attivista per il diritto all’alimentazione sana e sostenibile che rispetta la salute, l’ambiente e l’economia rurale.

Nicoletta Radatta
Nicoletta Radatta

Sono uno spirito critico, inquieto e radicale. Mi piace andare alla radice delle cose per conoscere le cause e valutare le conseguenze. E sono curiosa. Mi piace chiedermi perchè le cose sono così e non in un altro modo. Mi piace guardare con stupore e meraviglia ciò che mi circonda.

Quello che sono lo devo alle mie radici, ai miei interessi e ai miei studi. Quello che sono diventata lo devo ai viaggi che hanno lasciato il segno, alle persone impegnate ad anticipare la società che vogliamo e ai libri che ti cambiano la vita.

Sono convinta che esista sempre un’alternativa, per questo ho deciso di dare il mio contributo per mettere in evidenza gli effetti devastanti che il sistema alimentare dominante ha sulla nostra salute, sull’ambiente e sull’economia locale.

Prendere coscienza della violenza del sistema agroindustriale è stato il primo passo verso l’attivismo per cambiare una realtà che non mi piace e che rappresenta una minaccia per tutte le specie che abitano sul nostro pianeta.

Come in tutte le lotte, l’unione fa la forza, perciò è necessario creare un movimento sociale sempre più grande, critico e consapevole, capace di rivendicare un sistema alimentare più sano e sostenibile. Il mio obiettivo è quello di far circolare le informazioni sui danni irreversibili causati dalle multinazionali dell’alimentazione per aumentare la consapevolezza sul legame tra produzione alimentare e sostenibilitá sociale e ambientale.

Riflessione e azione sono le mie parole d’ordine: da una parte, dedico il mio tempo alla divulgazione delle conseguenze catastrofiche del modello agroalimentare dominante; e dall’altra, investo le mie energie nella diffusione di esperienze di produzione e consumo alternative, capaci di innescare un cambiamento a livello sociale e politico.

Nicoletta Radatta
Nicoletta Radatta

Presentazione ufficiale

Dopo la laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche, ho approfondito i miei studi in economia sociale e solidaria e mi sono specializzata in progettazione partecipata. Mi occupo di educazione e formazione in tema di alimentazione sana, sostenibile e giusta svolgendo seminari nelle scuole.

A Barcellona, ho realizzato un’investigazione sulla gestione diretta delle mense scolastiche per conto dell’Osservatorio sui Diritti Economici, Sociali e Culturali. La parte di cui mi sono occupata è stata quella riguardante il servizio di mensa scolastica alternativo al catering: cucina interna con menù 100% ecologici a base di alimenti locali e di stagione con associazioni di genitori che gesticono direttamente il servizio di refezione.

Ho deciso di dedicarmi ad attività di ricerca e formazione sull’impatto del sistema agroalimentare industriale perchè questo settore rappresenta un pericolo per la nostra salute, per l’ambiente e per la vita delle aree rurali. Il mio obiettivo è quello di ispirare nuove forme di produzione, distribuzione e consumo a corto raggio in grado di sotenere la vita e l’economia locale senza distruggere il territorio.

La mia storia dagli anni Ottanta…

Sono nata al Nord, ma per fortuna a due anni sono andata a vivere al Sud, in un paesino minuscolo dello sconosciuto Molise. All’epoca, nella mia regione, l’alimentazione sana e sostenibile non era uno slogan, ma uno stile di vita. Mia madre ha sempre cucinato utilizzando ingredienti freschi e di stagione che, nella maggior parte dei casi, arrivavano direttamente dall’orto.

A casa nostra, il vino e l’olio non erano quelli anonimi del supermercato, ma quelli con il carattere del vigneto e dell’uliveto. Le uova erano gentilmente offerte dalle galline ruspanti e le mandorle erano quelle dell’albero in cortile che, a gennaio, faceva notare la sua presenza con gli inconfondibili fiori bianchi.

Frutta e verdura locali e di stagione alimentazione sana e sostenibile
Frutta e verdure locali e di stagione

A 19 anni, come altre migliaia di giovani del sud, tornai al nord per iniziare gli studi universitari e cominciai a vivere, per la prima volta, in una città dove l’olio, il vino, gli asparagi, i funghi e le uova dovevi andare a cercarli alla Coop. Così, grazie a questa nuova tappa, mi resi conto della fortuna di essere cresciuta in campagna con una mamma con le mani in pasta, un padre che piantava continuamente alberi da frutto e due nonne che al negozio andavano solo per comprare il sale.

Prima lezione: l’autosufficienza alimentare non è uno slogan, ma uno stile di vita.

Qualche anno più tardi andai a vivere in Colombia, dove ho imparato tutto quello i libri non erano riusciti ad insegnarmi in quattro anni di università. Ascoltare le storie di resistenza contadina in un paese ricco, sfruttato e ridotto alla fame mi ha cambiato la vita. Comunitá intere che vogliono vivere dei frutti della terra vengono cacciate per fare spazio a monoculture o mega progetti insostenibili, come sono quelli idroelettrici, minerari e petroliferi.

Una delle mie mete preferite era la zona del caffè: perdermi nelle piantagioni e assaggiare il caffè direttamente nel luogo di produzione. E, invece, colpo di scena: al bar avevano solo caffè istantaneo della nota marca che preferisco non menzionare.

Seconda lezione: ci sono paesi che continuano a produrre alimenti di qualità per ricevere in cambio surrogati scadenti.

Tornata in Europa, a Barcellona mi trovai a scrivere un progetto sulla relazione tra alimentazione sana e disponibilità economica delle famiglie. L’obiettivo era quello di dimostrare che una dieta corretta ed equilibrata non dipende esclusivamente da scelte individuali, ma soprattutto da fattori socio-economici.

Per le famiglie più vulnerabili un’alimentazione sana e sostenibile non è un diritto, ma un lusso che non possono permettersi, perchè il cibo industriale è molto più economico rispetto agli alimenti sani.

Terza lezione: la cattiva alimentazione non è una responsabilità individuale, ma la conseguenza dell’attuale sistema alimentare.

La pubblicità senza scrupoli di cibo industriale scadente promuove il consumo di “alimenti” ultra lavorati che metteno a rischio la salute delle persone e quella dell’ambiente. Il profitto delle multinazionali viene anteposto alla salute pubblica e alla salvaguardia del pianeta perció siamo di fronte ad un problema problema strutturale che deve essere risolto attraverso l’adozione di politiche pubbliche.

ad oggi

Oggi finalmente ho capito che quando parliamo di alimentazione sana e sostenibile non parliamo solo di nutrizione, ma di salute, di ambiente, di cultura, di economia e di società.

Parliamo di pratiche agricole che rispettano l’ambiente e i cicli di produzione della natura; parliamo di economia delle aree rurali e di giusto compenso per chi lavora la terra e trasforma i suoi frutti; parliamo di relazioni di fiducia all’interno di una comunità.

Di tutte queste esperienze mi occuperò nel blog per dimostrare che un altro sistema alimentare è possibile e che la rivoluzione possiamo farla anche a tavola, 3 volte al giorno!

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