Etichette alimentari: mini guida per leggerle in 3 mosse

Cosa sono le etichette alimentari: un marchio commerciale oppure un alleato del consumo consapevole? Secondo la legge, etichette chiare e comprensibili sono fondamentali per acquisti consapevoli. Secondo l’industria alimentare, invece, l’etichetta rappresenta il mezzo più efficace per confondere durante gli acquisti.

Esaltare le virtù salutistiche di un prodotto o evidenziare un ingrediente pregiato presente in minime quantità sono fra le pratiche più frequenti usate dall’industria alimentare per vendere l’illusione di un alimento sano e genuino quando, in realtà, si tratta di cibi ultra processati di infima qualità nutrizionale.

Per legge, le etichette devono riportare una serie di informazioni utili e obbligatorie, ma spesso vengono usate per veicolare messaggi ingannevoli capaci di alterare la percezione del prodotto. L’astuzia dell’industria alimentare riesce a sedurci grazie a descrizioni fuorvianti che enfatizzano le parole: “tradizionale”, “con vitamine e sali minerali”, “con farina integrale” etc. abbinate a immagini o denominazioni attraenti che richiamano gli elementi caratteristici di un alimento sano e genuino.

“Naturale, artigianale, ricco di fibre o povero di grassi” sono richiami ingannevoli più usati dalle aziende per indurci a comprare prodotti industriali.

▷ Etichette alimentari: cosa nascondono?

Molto spesso i valori nutrizionali non coincidono con il richiamo delle confezioni, anzi troppo spesso sono inversamente proporzionali: quanto più appariscente è la confezione o il nome commerciale del prodotto, tanto minore sarà la sua qualità nutrizionale. Così orientarsi fra gli scaffali diventa praticamente impossibile perchè – pur sapendo che le immagini sono puramente decorative – molte volte compriamo “con gli occhi”, senza girare la confezione per controllare la lista degli ingredienti.

La prima cosa che le etichette alimentari devono occultare è che siamo di fronte ad un prodotto industriale che, nella maggior parte dei casi, è ricco di grassi, zuccheri e sale. E così, con un pizzico di furbizia, le marche commerciali riescono a camuffare ingredienti poco salutari per evitare che balzino all’occhio attento di chi realizza l’acquisto.

Saliera, cucchiaio di zucchero e padella con burro fuso

Quanti zuccheri?

Nel caso degli zuccheri, l’industria alimentare riesce magicamente a nascondere il contenuto totale di questo ingrediente scomodo grazie ad una semplice operazione matematica: la divisione. Sappiamo che per legge gli ingredienti devono essere elencati in ordine decrescente, iniziando quindi da quello presente in quantità maggiori rispetto al resto.

Fatta la legge, trovato l’inganno! Come declassare lo zucchero dal primo agli ultimi posti della lista? Semplice, frammentando la quantità totale in piccole percentuali di altri composti simili.

Fruttosio, saccarosio, maltosio, destrosio, malto d’orzo, sciroppo di glucosio e sciroppo di mais sono le diverse denominazioni utilizzate per segnalare un unico ingrediente: lo zucchero.

Nomi diversi con il medesimo scopo: addolcire il prodotto. Lo sciroppo di glucosio, ad esempio, è diventato un ingrediente onnipresente perchè, oltre ad essere più economico dello zucchero da tavola, possiede delle caratteristiche che lo rendono particolarmente versatile nell’industria alimentare.

zuccheriera stracolma di zollette di zucchero

<<Senza zucchero>> è una dicitura promozionale ingannevole perchè i cibi confezionati contengono almeno uno di questi ingredienti: sciroppo di glucosio, sciroppo di fruttosio, maltosio, amido di mais o sciroppo di cereali.

⚠️ Attenzione ai prodotti <<light, diet e senza zucchero>> perchè contengono almeno uno tra i seguenti additivi alimentari: acesulfame K, aspartame, ciclammato, saccarina, sorbitolo, mannitolo, xilitolo: tutti edulcoranti artificiali usati in sostituzione dello zucchero. ⚠️

Quanti grassi?

Un altro esempio di informazione imprecisa e fuorviante è quella che riguarda il contenuto totale di grassi presenti in un determinato prodotto. Anche in questo caso l’operazione è la stessa: specificare separatamente i lipidi utilizzati. Se, per esempio, per l’elaborazione di un alimento sono stati impiegati margarina e strutto, questi non compariranno sotto un’unica voce <<grassi>>, ma separatamente. Il risultato è che le singole percentuali saranno inferiori al contenuto lipidico totale e quindi la dicitura può generare confusione ed indurre a comprare un alimento il cui primo ingrediente potrebbe essere rappresentato proprio dai grassi.

Perciò, per fare scelte consapevoli in fase di acquisto è molto importante saper leggere le etichette: la loro corretta interpretazione l’unica capace di farci scartare prodotti alimentari scadenti.

▷ Etichette alimentari: come leggerle in 3 mosse

Nonostante i trucchi e gli escamotage usati dall’ industria alimentare per sedurci, orientarci nel mare magnum delle etichette sugli scaffali del supermercato è più facile di quanto sembri. Per scegliere bene e seguire un’alimentazione sana e sostenibile basta prestare attenzione a tre informazioni molto importanti:

  • denominazione del prodotto;
  • durabilità;
  • luogo di provenienza.

>> Denominazione del prodotto: di solito, è doppia: un nome commerciale scelto dall’azienda produttrice per differenziarsi dalla concorrenza e il nome previsto dalla legge. Perciò è importante controllare l’elenco degli ingredienti.

Prendiamo come esempio il succo di frutta. La legge italiana definisce il succo di frutta come il prodotto ottenuto da frutta sana e matura fresca o conservata a freddo. Nel caso in cui al succo fossero stati aggiunti zuccheri, la denominazione di vendita dovrà specificare << zuccherato>> o <<con aggiunta di zuccheri>>.

Quando, invece, oltre a zuccheri o miele al succo viene incorporata acqua, la denominazione corretta sará nettare di frutta e non succo. Nel caso in cui venissero utilizzati anche aromi e conservanti la denominazione corretta diventerebbe bevanda alla frutta (che contiene all’incirca il 12% di succo di frutta).

succhi di frutta  e frutta fresca etichette alimentari

Leggere l’elenco degli ingredienti è l’unico modo per verificare se c’è corrispondenza tra contenuto e denominazione del prodotto.

>>Durabilità: la cosa più importante da sapere è la differenza tra data di scadenza e termine minimo di conservazione. La data di scadenza è quella indicata con la dicitura “Da consumare entro il” che rappresenta il limite oltre il quale il prodotto deperibile non deve essere consumato. Il termine minimo di conservazione è indicato dalla scritta “Da consumarsi preferibilmente entro il” ed è valido per tutti quegli alimenti non deperibili che possono essere conservati più a lungo come, per esempio. la pasta, il riso o il caffè.

Questa piccola accortezza ci aiutarà ad evitare lo spreco alimentare e di gettare nella spazzatura cibo che può essere perfettamente consumato senza rischi per la nostra salute.

>> Luogo di provenienza: può essere il luogo di confezionamento o di fabbricazione e può non coincidere con il Paese di origine degli ingredienti.

La legge specifica tutte le indicazioni obbligatorie e complementari che devono essere presenti nell’etichetta. In questa mini guida del Ministero della Salute trovate tante informazioni utili sull’etichettatura degli alimenti.

【Additivi alimentari】

Gli additivi alimentari sono sostanze aggiunte agli alimenti, in particolare ai cibi industriali, per prolungare la conservazione e migliorarne il sapore, il colore e la consistenza. La categorie funzionali degli additivi sono 26 e le trovate specificate nell’Allegato I del Regolamento CE n. 1333/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio.

infografica: classificazione degli additivi nelle etichette alimentari

Gli additivi alimentari devono sempre essere indicati tra gli ingredienti degli alimenti dove sono presenti. La loro identificazione è molto semplice perchè in etichetta vengono riportati con la lettera E seguita da un numero. Nel caso dell’aspartame, per esempio, questo sará riportato con la sigla E951.

▷ Etichette alimentari: cosa NON dicono

Imparare a leggere le etichette alimentari è importante perché ci consente di fare scelte più sane e consapevoli, ma non sempre queste scelte sono anche etiche e sostenibili. Le etichette, infatti, non riportano mai informazioni circa il costo umano, ambientale e animale necessario per produrre il cibo che portiamo a tavola.

>> CHI? Prendiamo come esempio i pomodori. Sull’etichetta di sicuro troveremo l’indicazione sul luogo di origine: Italia. Un’informazione importante soprattutto se abbiamo scelto di consumare ortaggi locali o comunque di provenienza nazionale. Quello che l’etichetta non dice è chi ha raccolto quei pomodori e soprattutto in che condizioni. Forse il prezzo molto basso potrebbe darci un’indicazione sulle pessime condizioni di lavoro dei braccianti sfruttati, sottopagati e costretti a vivere in alloggi inumani e degradanti. Ma non sempre il costo finale dei prodotti agroalimentari è un criterio trasparente ed affidabile.

pomodori freschi etichetta provenienza

>> COME? Nel caso di carne e derivati, l’etichetta potrà indicare luogo di origine, allevamento e macellazione, ma nessuna informazione su come siano stati allevati gli animali. Possiamo solo immaginare che – nella stragrande maggioranza dei casi – la carne che mangiamo proviene da allevamenti intensivi, dove vitelli o maiali vengono imbottiti di antibiotici per sopravvivere a pratiche crudeli il tempo necessario a raggiungere il peso ideale per la macellazione.

Vitello Allevamento intensivo

>> DOVE? Altro dato importante assente sull’etichetta è quello relativo ai kilometri percorsi da frutta, verdura, alimenti in scatola o surgelati prima di approdare sugli scaffali del supermercato. Un’informazione trasparante ed esaustiva dovrebbe contenere dati relativi all’impatto del trasporto del cibo che portiamo sulle nostre tavole.

Quale potrebbe essere la soluzione al rebus delle etichette?

A volte, nonostante la nostra accortezza, bisognerebbe avere una laurea in chimica e tecnologia degli alimenti per riuscire a decifrare o interpretare l’elenco degli ingredienti pieno di elementi confusi e fuorvianti.

  1. informazioni più chiare e comprensibili?
  2. maggiore formazione della popolazione in materia alimentare?
  3. un’intervento diretto del Ministero della Salute, come nel caso dei bollini applicati in Cile?

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